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Stop al pagamento dei salari in contanti!

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Si dice che “il lavoro nobilita l’uomo”, questo detto, trova il suo fondamento legislativo nell’art. 36 della Costituzione italiana, il quale recita :

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”

E’ proprio sulle parole “retribuzione proporzionata” che bisogna fermarsi un attimo a riflettere.

Il 23 Maggio 2013, il deputato Di Salvo, ha presentato alla Camera dei Deputati, un disegno di Legge rinominato “Disposizioni in materia di modalità di pagamento delle retribuzioni ai lavoratori”, tale disegno di Legge ad oggi aspetta l’approvazione del Senato , per entrare in vigore.

Anche se i rumors più frequenti sembrano aver individuato l’1 Luglio 2018 come primo giorno di effettiva entrata in vigore, tale notizia viene supportata anche dal fatto che la Legge di Bilancio 2018, riporta la stessa data, come giorno in cui la normativa diviene effettiva.

Per avere certezza però, di tale informazione bisognerà aspettare, la pubblicazione della Legge sulla Gazzetta Ufficiale, e da lì la decorrenza dei 180 giorni per entrare in vigore, come prevede l’iter legislativo Italiano.

Inoltre come viene sancito dagli artt. 2 e 3 della proposta di Legge, entro tre mesi dell’entrata in vigore della Legge, il Governo dovrà stipulare una convenzione con gli enti preposti al pagamento (Associazione bancaria italiana e Poste italiane spa), per mezzo della quale verranno specificati gli strumenti idonei al pagamento in conformità della legge , ed entro lo stesso termine i Centri per l’Impiego, dovranno aggiornare e modificare la modulistica. Quindi, ad oggi ancora non si ha una data certa per l’attuazione di quanto stabilito dalla Legge.

Ma qual’è l’obbiettivo di questa proposta di  Legge? E soprattutto cosa sancisce?

Partendo dal principio, questa proposta di Legge, si propone come obiettivo, quello di contrastare l’abuso di potere da parte dei datori di lavoro nei confronti dei propri dipendenti.

Ciò significa che, ogni giorno sempre più ormai, la maggior parte dei lavoratori, per paura del licenziamento e quindi di trovarsi in uno stato di  disoccupazione, viene sottopagata. Questo arreca un grande danno a loro ma un’altrettanto grande vantaggio per i datori di lavoro.

Alla luce di ciò, la suddetta proposta di legge, sancisce in primis l’obbligo della tranciabilità dei pagamenti, come?

Semplice!

imponendo il divieto in capo al datore di lavoro di corrispondere al proprio dipendente  il salario mensile in contanti. 

La proposta di legge in questione, si compone di 5 articoli, ognuno dei quali da dettagliate disposizioni in merito alle modalità di pagamento dei salari.

Tanto per iniziare s’intende specificare che, come sancito dall’art. 1, la suddetta proposta di legge, si riferisce a qualsivoglia rapporto di lavoro, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e della durata del rapporto in se.

Non sono esclusi né i contratti generati da collaborazione coordinata e continuativa (Co.Co.Co.) né i rapporti di lavoro occasionali né tanto meno quelli instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative e dai propri soci.

E’ importante anche dire che con l’entrata in vigore della proposta di legge, viene sancito che la firma del lavoratore sulla busta paga, non rappresenterà più la conferma di avvenuto pagamento del salario.

Bensì le uniche modalità possibili per corrispondere lo stipendio (o anche solo anticipi di esso) saranno:

  • Attraverso un istituto bancario o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi:
    • bonifico sul conto corrente indicato dal lavoratore;
    • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale indicato dal datore di lavoro, (in modo da non rendere indispensabile al lavoratore, l’apertura di un conto corrente postale o bancario);
    • emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore.

Per quanto riguarda gli obblighi in capo ai datori di lavoro, l’art. 2 sancisce che:

  • Il datore di lavoro o il committente, è obbligato ad inserire nell’UNILAV (Comunicazione Obbligatoria) presso il Centro per l’impiego territoriale competente , le coordinate dell’istituto bancario o ufficio postale che provvederà al pagamento.
  • Il suddetto ordine di pagamento , potrà essere annullato solo con la trasmissione telematica o presentazione cartacea  dell’UNILAV contenente la risoluzione del rapporto di lavoro e quindi la lettera di  licenziamento, o le  dimissioni volontarie.
  • Se il datore di lavoro o il committente , volesse invece trasferire l’ordine di pagamento ad un istituto diverso, dovrà semplicemente comunicarlo in modo tempestivo al lavorate e far sì che questa decisione non comporti alcun ritardo del pagamento stesso.

Chi è esente da tale provvedimento?

Le disposizioni contenute nella proposta di Legge, non si applicano ai rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni né a quelli a cui viene applicato il CCNL per gli addetti a servizi familiari e domestici, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, nè tanto meno a quei rapporti instaurati dai piccoli o piccolissimi condomini, come ad esempio quelli relativi alla pulizia delle scale, o la manutenzione del verde pubblico condominiale.

In che sanzioni ci si imbatte per l’inosservanza della Legge? 

  • Il datore di lavoro o committente, che viola l’obbligo del pagamento tracciato, secondo le modalità sancite dalla Legge, sarà sottoposto alla sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma che oscilla dai 5.000,00 ai 50.000,00 euro.
  • Chi non comunica al Centro per l’Impiego le coordinate bancarie o postali predisposte al pagamento, nelle modalità conformi alla Legge, sarà soggetto al pagamento  di una sanzione amministrativa pecuniaria di 500,00 euro.

FONTE: http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0009230.pdf

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