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Detrazione per la riqualificazione energetica: Chi può cederla? A chi può essere ceduta?

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La Legge di stabilità 2016, ha introdotto per i contribuenti incapienti (rientranti nella cd. No tax area) la possibilità di cedere il credito corrispondente alla detrazione spettante sulle spese sostenute per la riqualificazione energetica di parti condominiali, ai fornitori che hanno effettuato i lavori, come parte del corrispettivo dovuto.

Con provvedimento n. 165110/2017 del 28 agosto 2017, l’Agenzia delle Entrate ha definito le modalità di cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per gli interventi di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni di edifici nonché per gli interventi di riqualificazione energetica che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore del 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo e per le quelli finalizzati a migliorare la prestazione energetica invernale ed estiva, già disciplinate con provvedimento 8 giugno 2017. La Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017) ha esteso la possibilità di cedere il credito derivante dagli interventi di riqualificazione energetica, anche per lavori effettuati sui singoli appartamenti.

CEDENTI: CHI PUÒ CEDERE LA DETRAZIONE?

Scopo del provvedimento è incentivare gli interventi di riqualificazione energetica, che prima potevano trovare opposizione fra i contribuenti incapienti, in quanto, non beneficiando delle detrazioni IRPEF, si trovavano a sostenere un costo più alto. Con la cessione del credito, questi contribuenti possono far valere la detrazione spettante come parte del pagamento da loro dovuto ai fornitori in base alla tabella millesimale di ripartizione delle spese condominiali.

Dunque, i soggetti ammessi alla cessione del credito corrispondente alla detrazione IRPEF per le spese di riqualificazione energetica sono:

  • I contribuenti incapienti: ossia coloro che nell’anno d’imposta precedente rispetto a quello in cui sono state sostenute le spese per interventi di riqualificazione energetica non sono tenuti al versamento dell’imposta sui redditi delle persone fisiche, ovvero:
    • Hanno un reddito da pensione non superiore a 7.500 euro, redditi di terreni per un importo non superiore a 185,92 euro e del reddito dell’unità immobiliare adibita a principale abitazione e relative pertinenze;
    • Hanno un reddito non superiore a 8.000 euro a cui concorrono i redditi di lavoro dipendente ovvero redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente: compensi percepiti dai lavoratori soci di cooperative di produzione e lavoro; le indennità percepite a carico di terzi, dai lavoratori dipendenti, in relazione a prestazioni rese sulla base di incarico connesso alla propria qualifica di dipendente; le borse di studio, i premi e i sussidi corrisposti per fini di studio o di addestramento professionale; i compensi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa; le remunerazioni dei sacerdoti; le prestazioni pensionistiche erogate dalle forme di previdenza complementare; i compensi per lavoratori socialmente utili (per l’elenco completo si rimanda alla Circolare 20/E del 2016);
  • I cessionari del credito, i quali a loro volta possono effettuare ulteriori cessioni;
  • I soggetti IRES.

CESSIONARI: CHI PUÒ RICEVERE LA DETRAZIONE?

Lo stesso provvedimento individua i soggetti cessionari del credito:

  • I fornitori dei beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi agevolabili;
  • Gli altri soggetti privati, per tali intendendosi, oltre alle persone fisiche, anche i soggetti che esercitano attività di lavoro autonomo o d’impresa, anche in forma associata (società ed enti);
  • Banche ed intermediari finanziari, ma nelle sole ipotesi di cessione del credito effettuate dai soggetti rientranti nella no tax area.

Al fine di una corretta individuazione della categoria “altri soggetti privati”, si è ricorso alla Ragioneria Generale: l’organo ha precisato che la cedibilità illimitata dei crediti in trattazione, potrebbe determinare di fatto l’assimilazione di tali bonus a strumenti finanziari negoziabili, con il rischio di una riclassificazione degli stessi e conseguenti impatti negativi sui saldi di finanza pubblica, immediatamente e per un importo pari al valore totale della detrazione richiesta in 10 anni. Al fine di evitare ciò, vengono disposti tre limiti:

  1. Il primo di natura quantitativa, ossia la cessione del credito deve intendersi limitata a una sola eventuale cessione successiva a quella originaria;
  2. Il secondo di natura soggettiva, posto che viene precisato che gli “altri soggetti privati” si individuano nei soggetti diversi dai fornitori, sempreché collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione;
  3. Il terzo, ancora di natura soggettiva, il credito non può essere ceduto da alcun soggetto alle Pubbliche Amministrazioni di cui al D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165.

Abbiamo visto che banche ed intermediari possono figurare come cessionari, solo qualora il cedente rientri nella no tax area; risulta dunque importante, per tutti i soggetti differenti dagli incapienti, individuare la categoria di soggetti abilitati ad acquisire il credito stesso.

La normativa in esame non individua gli istituti di credito e gli intermediari finanziari esclusi dal novero dei cessionari attraverso un esplicito richiamo alla normativa relativa al settore creditizio e bancario. Si ritiene, pertanto, che tale preclusione riguardi non solo gli istituti di credito e gli intermediari autorizzati dalla Banca d’Italia all’esercizio dell’attività di concessione di finanziamenti e iscritti nell’albo previsto dall’articolo 106 del TUB (emanato con il decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385), ai quali l’ordinamento nazionale consente di erogare credito in via professionale nei confronti del pubblico nel territorio della Repubblica, ma anche tutte le società classificabili, ai fini dei conti nazionali, nel settore delle società finanziarie, i cui crediti nei confronti dello Stato inciderebbero sull’indebitamento netto e sul debito pubblico per l’importo del credito ceduto.

Risultano pertanto esclusi dal novero dei cessionari, ad esempio, anche i Confidi con volumi di attività pari o superiore ai 150 milioni di euro, le società fiduciarie, si servicer delle operazioni di cartolarizzazione, le società di cartolarizzazione di cui alla legge 30 aprile 1999, n. 130.

Si ricorda, in ogni caso, che a favore delle società classificabili nel settore delle società finanziarie non potrà essere effettuata né l’originaria cessione del credito, né l’eventuale successiva cessione da parte del primo cessionario, a prescindere dalla circostanza che le stesse facciano o meno parte di un gruppo societario.

A titolo esemplificativo, il credito risulta cedibile nei confronti:

  • degli organismi associativi, compresi i consorzi e le società consortili di cui agli articoli 2602 e seguenti del codice civile, anche se partecipati dai soggetti classificabili, ai fini dei conti nazionali, nel settore delle società finanziarie qualora questi detengano una quota di partecipazione non maggioritaria o, più in generale, non esercitino un controllo di diritto o di fatto sull’ente partecipato o collegato;
  • le Energy Service Companies (ESCO) di cui alla Direttiva 2006/32/CE del 2006 (concernente l’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici e recante abrogazione della direttiva 93/76/CEE del Consiglio), recepita dal Decreto Legislativo 30 maggio 2008, n. 115, che all’articolo 2 individua tali organismi nella persona fisica o giuridica che fornisce servizi energetici ovvero altre misure di miglioramento dell’efficienza energetica e, ciò facendo, accetta un certo margine di rischio finanziario. Il pagamento dei servizi forniti si basa, totalmente o parzialmente, sul miglioramento dell’efficienza energetica conseguito e sul raggiungimento degli altri criteri di rendimento stabiliti;
  • società di servizi energetici (SSE), accreditate presso il GSE, comprese le imprese artigiane e le loro forme consortili, che hanno come oggetto sociale, anche non esclusivo, l’offerta di servizi integrati per la realizzazione e l’eventuale successiva gestione di interventi di risparmio energetico.

Resta fermo, come detto, il divieto di cessione nei confronti di società finanziarie, ancorché le stesse facciano parte della compagine dei suddetti Organismi associativi, delle ESCO e delle SSE.

IMPORTO CEDIBILE ED ADEMPIMENTI DELLE PARTI IN CAUSA

Il credito d’imposta cedibile corrisponde alla detrazione dell’imposta lorda di cui all’art. 14, comma 2-quater, del D.L. 4 giugno 2013, n. 63, spettante:

  • nella misura del 70% delle spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021, se relative ad interventi condominiali che interessino l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo;
  • nella misura del 75% delle spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021, se relative ad interventi finalizzati a migliorare la prestazione energetica invernale ed estiva e che conseguano almeno la qualità media di cui al Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico 26 giugno 2015.

La detrazione si applica su un ammontare delle spese non superiore a 40.000 euro, moltiplicato il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio e deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

Il condomino può cedere l’intera detrazione calcolata sulla base della spesa approvata dalla delibera assembleare per l’esecuzione dei lavori, per la quota a lui imputabile, oppure, sulla base delle spese sostenute nel periodo d’imposta dal condominio, anche sotto forma di cessione del credito d’imposta ai fornitori, per la quota a lui imputabile.

Il cessionario può cedere, in tutto o in parte, il credito d’imposta acquisito solo dopo che tale credito è divenuto disponibile, ovvero dal 10 marzo del periodo d’imposta successivo a quello in cui il condominio ha sostenuto la spesa e sempre ché il condomino cedente abbia contribuito al relativo sostenimento per la parte non ceduta sotto forma di credito d’imposta. Il credito d’imposta ceduto ai fornitori si considera disponibile dal 10 marzo del periodo d’imposta successivo a quello in cui il fornitore ha emesso fattura comprensiva del relativo importo.

Il condomino che cede il credito, se i dati della cessione non sono già indicati nella delibera condominiale, comunica all’amministratore del condominio, entro il 31 dicembre del periodo d’imposta di riferimento, l’avvenuta cessione del credito e la relativa accettazione da parte del cessionario, indicando la denominazione e il codice fiscale di quest’ultimo, oltre al proprio nome, cognome e codice fiscale.

L’amministratore del condominio, comunica annualmente all’Agenzia delle Entrate, con le stesse modalità e negli stessi termini disciplinati dal decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 1° dicembre 2016 (ovvero, in via telematica ed entro il 28 febbraio di ciascun anno), ai fini della elaborazione della dichiarazione precompilata: la denominazione e il codice fiscale del cessionario, l’accettazione da parte di quest’ultimo del credito ceduto, l’ammontare dello stesso, spettante sulla base delle spese sostenute dal condominio entro il 31 dicembre dell’anno precedente e alle quali il condomino cedente ha contribuito per la parte non ceduta sotto forma di credito d’imposta. Inoltre, consegna al condomino la certificazione delle spese a lui imputabili sostenute nell’anno precedente dal condominio, indicando il protocollo telematico con il quale ha effettuato la comunicazione di cui sopra.

I condomini appartenenti ai condomini c.d. “minimi” per i quali non è necessaria la nomina dell’amministratore e che non abbiano proceduto a tale nomina, possono cedere il credito d’imposta incaricando un condomino di comunicare all’Agenzia delle Entrate, con le medesime modalità e nei termini previsti per gli amministratori di condominio, i dati relativi alla cessione del credito.

Il mancato invio della comunicazione rende inefficace la cessione del credito.

L’Agenzia delle entrate rende visibile nel “Cassetto fiscale” del cessionario il credito d’imposta che gli è stato attribuito e che potrà utilizzare solo a seguito della relativa accettazione con le funzionalità rese disponibili nel suo “Cassetto fiscale”. Le informazioni sull’accettazione del credito d’imposta da parte del cessionario saranno rese visibili anche nel “Cassetto fiscale” del cedente. Il cessionario che cede il credito d’imposta a lui attribuito, deve darne comunicazione all’Agenzia delle Entrate utilizzando le funzionalità telematiche rese disponibili dalla stessa Agenzia, che provvede ad attribuire il credito al nuovo cessionario con le modalità di cui sopra.

COME SI UTILIZZA IL CREDITO RICEVUTO?

Il credito d’imposta attribuito al cessionario, che non sia oggetto di successiva cessione, va ripartito in 10 quote annuali di pari importo. Tali quote sono utilizzabili in compensazione, presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Il successivo cessionario, che non cede ulteriormente il credito, lo utilizza in compensazione sulla base delle rate residue.

Se l’importo del credito d’imposta utilizzato risulta superiore all’ammontare disponibile, anche tenendo conto di precedenti fruizioni, il relativo modello F24 è scartato. Lo scarto è comunicato a chi ha trasmesso il modello F24 tramite apposita ricevuta, consultabile mediante i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.

La quota di credito che non è utilizzata nell’anno può essere utilizzata negli anni successivi, ma non può essere richiesta a rimborso.

FONTE: Il Sole24Ore

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